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Il Solstizio d'estate

  • Immagine del redattore: Elevenios
    Elevenios
  • 21 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Carissimi Fratelli,

quando ci ritroviamo in questa stagione dell'anno, alle soglie del Solstizio d'Estate, non celebriamo semplicemente un fenomeno astronomico. Celebriamo qualcosa che riguarda profondamente ciascuno di noi: il rapporto tra la Luce e l'Uomo.

Il Solstizio rappresenta il momento in cui il Sole raggiunge il suo punto più elevato nel cielo. È il giorno più lungo dell'anno, il momento in cui la luce sembra trionfare completamente sulle tenebre. Da tempi immemorabili, tutte le civiltà hanno osservato questo passaggio con stupore e reverenza, riconoscendo in esso non soltanto un evento naturale, ma un simbolo universale di compimento, pienezza e trasformazione.

Eppure, Fratelli miei, il vero insegnamento del Solstizio si nasconde proprio nel suo apparente paradosso.

Nel momento stesso in cui la Luce raggiunge il suo massimo splendore, inizia lentamente il suo declino.

Da domani le giornate inizieranno impercettibilmente ad accorciarsi.

È una lezione semplice ma profonda.

Nulla rimane immobile.

Nulla raggiunge una vetta senza prepararsi a una nuova discesa.

Nulla può essere posseduto per sempre.

La natura ci insegna che ogni conquista contiene già il seme della trasformazione futura.

Anche nella nostra vita iniziatica accade lo stesso.

Vi sono momenti nei quali crediamo di aver raggiunto una comprensione più elevata, di aver finalmente compreso il significato del nostro cammino. Vi sono periodi nei quali sentiamo la nostra pietra più levigata, la nostra volontà più forte, il nostro spirito più sereno.

Ma il Solstizio ci ricorda che il lavoro non termina mai.

Non esiste una vetta definitiva.

Ogni gradino conquistato diventa il punto di partenza per una nuova ascesa.

Per questo motivo la Tradizione ha associato questa festa alla figura di San Giovanni Battista.

Quando il Battista vede giungere il Cristo, pronuncia parole che racchiudono l'essenza stessa del Solstizio:

"Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca."

Queste parole non rappresentano una sconfitta, ma una trasformazione.

Il Battista comprende che ogni iniziato, giunto al culmine della propria opera, deve imparare a lasciare spazio a qualcosa di più grande di sé.

L'ego deve diminuire affinché la Luce interiore possa crescere.

L'orgoglio deve arretrare affinché la Verità possa manifestarsi.

Il Solstizio d'Estate diventa così il simbolo dell'umiltà del vero ricercatore.

L'uomo profano cerca continuamente di accumulare: ricchezze, titoli, riconoscimenti, potere.

L'iniziato, invece, comprende che il vero progresso consiste spesso nel togliere piuttosto che nell'aggiungere.

Togliere le illusioni.

Togliere le paure.

Togliere i pregiudizi.

Togliere tutto ciò che impedisce alla Luce di manifestarsi.

E forse è proprio questo il significato più autentico del nostro lavoro massonico.

Non costruire qualcosa di nuovo sopra la pietra grezza, ma liberare dalla pietra tutto ciò che non appartiene alla sua natura essenziale.

Come uno scultore che non crea la statua, ma la libera dal marmo.

Anticamente il Solstizio era considerato una porta.

I Greci la chiamavano la Porta degli Uomini.

I Romani vi riconoscevano l'inizio della discesa della luce verso la materia.

Molte tradizioni esoteriche vedevano in questo momento un varco simbolico tra il mondo visibile e quello invisibile.

Non è difficile comprendere il perché.

Quando la Natura raggiunge il suo massimo splendore, sembra quasi fermarsi per un istante.

Come un respiro trattenuto.

Come un battito sospeso.

Come se il tempo stesso si arrestasse per consentire all'uomo di osservare il proprio riflesso nell'ordine cosmico.

Anche noi, questa sera, siamo chiamati a fermarci.

A sospendere per qualche istante le preoccupazioni quotidiane, le difficoltà del mondo profano, le responsabilità che ciascuno porta sulle proprie spalle.

Siamo chiamati a contemplare il cammino percorso.

A osservare la nostra pietra.

A domandarci sinceramente:

Quale parte di me è cresciuta?

Quale parte di me deve ancora essere trasformata?

Quale ombra continua a nascondersi dietro la mia luce?

Perché ogni uomo possiede entrambe.

La Luce e l'Ombra.

La Forza e la Fragilità.

La Conoscenza e l'Ignoranza.

Il Solstizio non ci invita a negare l'ombra, ma a riconoscerla.

Solo chi conosce la propria oscurità può governarla.

Solo chi accetta i propri limiti può superarli.

Solo chi attraversa simbolicamente la notte può comprendere il valore dell'alba.

Vi è un altro insegnamento che il Sole ci offre.

Esso illumina ogni cosa senza chiedere nulla in cambio.

Non sceglie chi meritare la sua luce.

Non distingue il ricco dal povero, il potente dall'umile.

Semplicemente splende.

E nel suo splendere dona vita.

Forse anche noi, come Massoni, dovremmo imparare qualcosa da questa lezione.

La Luce che riceviamo nel Tempio non appartiene a noi.

Non è una proprietà privata.

Non è un privilegio.

È una responsabilità.

Ogni conoscenza acquisita, ogni simbolo compreso, ogni verità intuita diventa un dovere verso i nostri Fratelli e verso l'Umanità.

La Luce autentica non si conserva.

Si trasmette.

Non si trattiene.

Si condivide.

Non si impone.

Si testimonia.

Fratelli carissimi,

mentre celebriamo questa antica festività di San Giovanni, ricordiamo che il Sole che oggi splende sopra di noi è lo stesso che ha illuminato i templi dell'antico Egitto, i misteri della Grecia, le cattedrali medievali, le officine dei costruttori e le Logge dei nostri predecessori.

Generazioni di ricercatori hanno contemplato questa stessa Luce cercando di comprenderne il significato.

Oggi quel compito appartiene a noi.

Che il Solstizio possa essere per ciascuno un momento di riflessione, di rinnovamento e di crescita.

Che la Luce esteriore del Sole ci ricordi la necessità di alimentare costantemente la nostra Luce interiore.

Che il fuoco di San Giovanni bruci simbolicamente le nostre paure, le nostre divisioni e le nostre imperfezioni.

E che ciascuno di noi possa uscire da questo Tempio con una maggiore consapevolezza del proprio cammino e del proprio dovere.

Perché il Sole tornerà a calare.

Le stagioni cambieranno.

Gli anni passeranno.

Ma la Luce che abbiamo acceso dentro di noi, se custodita con amore, disciplina e perseveranza, continuerà a brillare oltre il tempo, oltre le forme e oltre le apparenze.

Che il Grande Architetto dell'Universo illumini il nostro cammino e renda fecondo il lavoro delle nostre mani e del nostro spirito.

T.:F.:A.:

G.:M.: Danilo Fadda (Elevenios)

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