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Io sono Colui che Sono

  • Immagine del redattore: Elevenios
    Elevenios
  • 10 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

QUALE DIO?



«Io sono Colui che Sono.»— Esodo 3:14

Da millenni l'umanità si pone una domanda fondamentale: Dio esiste?.

Forse, però, la vera domanda non è questa. Forse dovremmo chiederci: Chi è Dio?

Dietro questo interrogativo si cela uno dei più grandi misteri della storia umana, un enigma che attraversa religioni, filosofie, scuole iniziatiche e tradizioni esoteriche.

Nelle tre grandi religioni monoteiste — Ebraismo, Cristianesimo e Islam — il concetto di Dio Creatore trova le sue radici nell'Antico Testamento. Nel Libro dell'Esodo, Mosè incontra una presenza misteriosa nel roveto ardente e domanda quale sia il suo nome, affinché il popolo possa riconoscerlo.

La risposta è tra le più enigmatiche mai pronunciate:

«Ehyeh Asher Ehyeh».

Tradotta comunemente come:

«Io Sono Colui che Sono»

oppure

«Io Sarò Colui che Sarò».

Non viene fornito un nome nel senso ordinario del termine. Viene rivelato uno stato dell'essere, una condizione assoluta, eterna e senza origine.

Da questa dichiarazione deriva il misterioso Tetragramma Sacro:

YHVH

le quattro lettere che rappresentano il Nome ineffabile di Dio.

Per la tradizione ebraica esso è talmente sacro da non poter essere pronunciato. Nel corso dei secoli la sua vocalizzazione è andata perduta e si è tentato di ricostruirla nelle forme Yahweh, Jehovah o Geova.

La proibizione della pronuncia non è semplice superstizione religiosa.

Nella visione antica il nome rappresentava l'essenza stessa di una realtà. Conoscere il vero nome di una cosa significava comprenderne la natura profonda e, in alcuni casi, esercitare potere su di essa.

Per questo il Nome di Dio venne custodito come il più grande dei segreti.

Ancora oggi il suo significato ultimo rimane oggetto di discussione.

Gesù stesso sembra identificarsi con questa realtà quando afferma:

«Prima che Abramo fosse, Io Sono.»(Giovanni 8:58)

Una dichiarazione che per molti teologi costituisce l'attribuzione a sé stesso della natura divina del Dio dell'Esodo.

Ma è davvero così semplice?


Nella tradizione cabalistica il Tetragrammaton non è soltanto un nome.

È una formula cosmica.

Le quattro lettere Yod-He-Vav-He rappresentano i quattro mondi della manifestazione, i quattro elementi, le quattro fasi della creazione e le quattro modalità attraverso cui l'Infinito si rende percepibile.

Per la Kabalah, Dio non è un essere antropomorfo che governa l'universo dall'esterno.

È l'Assoluto, l'En Sof, l'Infinito senza limiti che si manifesta progressivamente attraverso le Sephiroth dell'Albero della Vita.

In questa prospettiva YHVH non è Dio nella sua totalità, ma la modalità con cui l'Assoluto entra nella creazione.

Molti occultisti moderni hanno ripreso questa interpretazione.

Tra essi vi fu Aleister Crowley, che considerava il Tetragramma una chiave simbolica capace di descrivere il processo attraverso cui le forze della natura si manifestano nella coscienza umana.

Per Crowley la vera magia consisteva nella comprensione e nell'armonizzazione con tali forze.


Una diversa interpretazione emerge dagli studi storici e archeologici.

Nella Bibbia il termine Elohim compare frequentemente come designazione della divinità.

Tradizionalmente viene interpretato come un plurale di maestà riferito all'unico Dio.

Tuttavia alcuni studiosi hanno osservato che Elohim è grammaticalmente un plurale e potrebbe conservare il ricordo di una fase più antica della religione israelitica, quando esisteva un pantheon di divinità semitiche.

Secondo questa ipotesi, Yahweh sarebbe stato inizialmente una divinità tribale del Levante meridionale, successivamente elevata al rango di unico Dio nazionale d'Israele.

Persino Sigmund Freud, nel suo controverso studio Mosè e il monoteismo, ipotizzò che il monoteismo ebraico derivasse dall'influenza della rivoluzione religiosa del faraone Akhenaton, promotore del culto solare di Aton.

Secondo Freud, Mosè avrebbe trasmesso elementi di questa tradizione agli Ebrei, ma la figura di Yahweh si sarebbe successivamente sovrapposta e trasformata.

Si tratta di teorie dibattute e non universalmente accettate dagli storici, ma che mostrano come il concetto di Dio sia stato oggetto di continue reinterpretazioni nel corso dei secoli.


Una delle visioni più radicali emerge dalle correnti gnostiche dei primi secoli dell'era cristiana.

Per gli gnostici il Dio dell'Antico Testamento non coincide con il Dio Supremo.

Esso sarebbe invece il Demiurgo, un'entità inferiore che ha creato il mondo materiale.

La materia viene vista come una sorta di prigione spirituale e l'uomo come una scintilla divina caduta nel mondo della forma.

La salvezza non avviene tramite la fede o l'obbedienza, ma attraverso la Gnosi: la conoscenza diretta della propria origine divina.

In questa prospettiva il Dio Supremo rimane inconoscibile, trascendente e infinitamente superiore al creatore del mondo materiale.

Molti sistemi esoterici successivi hanno ripreso, almeno in parte, questa concezione.


Il poeta e visionario William Blake elaborò una potente rappresentazione simbolica di questa idea.

Nelle sue opere compare Urizen, figura che incarna la ragione limitante, la legge rigida e il potere che imprigiona l'immaginazione umana.

Urizen assume molti tratti del Dio veterotestamentario interpretato come legislatore severo e architetto di un universo meccanico.

Per Blake l'essere umano possiede un potenziale infinito che non può essere contenuto da dogmi, istituzioni o sistemi chiusi.

La liberazione spirituale consiste nel superare tali limiti.


Nel XX secolo Wilhelm Reich riteneva che l'uomo fosse imprigionato da una "corazza caratteriale", una struttura psicologica che lo separa dalla vita, dalla natura e dall'energia cosmica.

Per Reich il divino non era una persona celeste ma una forza vivente che permea l'universo.

Anche Friedrich Nietzsche affrontò il tema da una prospettiva differente.

Quando proclamò che "Dio è morto" non stava annunciando la morte di una divinità, bensì il tramonto delle certezze metafisiche che avevano sostenuto la civiltà occidentale per secoli.

La sua domanda implicita era:

se il vecchio Dio è morto, quale nuova visione dell'uomo e del cosmo prenderà il suo posto?


Forse il mistero del Tetragramma conduce proprio qui.

Forse Dio non è un vecchio sovrano seduto tra le nuvole.

Forse non è nemmeno una singola entità.

Forse il significato profondo di «Io Sono» indica una realtà più vasta: l'Essere stesso.

La coscienza che anima ogni forma di vita.

L'ordine invisibile che sostiene il cosmo.

La luce nascosta dietro ogni religione, ogni mito e ogni ricerca spirituale.

In tal caso la domanda non sarebbe più:

«Credi in Dio?»

ma:

«Quale Dio stai cercando?»

Perché il Dio del sacerdote, del mistico, del cabalista, dello gnostico, del filosofo e dello scienziato potrebbe non essere affatto lo stesso.

E forse il cammino spirituale dell'uomo consiste proprio nello scoprire, dietro tutti i nomi, ciò che nessun nome può realmente contenere.

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